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"Maschera e Commedia dell’Arte: dall’oggetto alle pratiche sceniche e ritorno"

Convegno internazionale, 21-23 ottobre 2026

"Maschera e Commedia dell’Arte: dall’oggetto alle pratiche sceniche e ritorno"

La maschera della Commedia dell’Arte, oggetto raro e frammentariamente tramandato, è oggi al centro di un rinnovato interesse che intreccia dimensioni storiche, artigianali, performative, museali e pedagogiche. 

La sua rinascita nel XX secolo — in particolare grazie al lavoro dei Sartori e di altri maestri e maestre — ha restituito alla scena contemporanea un dispositivo che ridefinisce corpo, gesto, drammaturgia e relazione con il pubblico. 

La maschera appartiene a un ecosistema complesso di pratiche, archivi e materiali, e si configura come interfaccia culturale e simbolica capace di attraversare epoche e tradizioni fino a dialogare oggi con le identità digitali, gli avatar e le nuove forme di rappresentazione del volto.


Questo convegno internazionale, organizzato dall’Accademia Teatro Dimitri, dalla Società Svizzera di Studi Teatrali, dal MUSEC - Museo delle Culture di Lugano e dal laboratorio di ricerca Scènes du Monde dell’Università Paris 8 Vincennes Saint-Denis, si pone come tappa inaugurale di un più ampio cantiere di ricerca dedicato allo studio delle funzioni, delle trasformazioni e delle riattivazioni contemporanee della maschera, mettendo in relazione oggetto, pratiche e conoscenze attraverso un approccio interdisciplinare che unisce scena, museo e accademia.


La maschera della Commedia dell’Arte può essere considerata da varie angolature: come oggetto materiale, come patrimonio culturale, come testimonianza antropologica, come documentazione di pratiche teatrali, come risorsa didattica, come dispositivo performativo, ecc. 

Elemento distintivo del fenomeno storico della Commedia dell’Arte e uno dei fattori che ne hanno determinato la fortuna internazionale (Bossier, Ferrone, Taviani, Schino), rimane tuttavia un oggetto di cui sappiamo ancora relativamente poco. Di questo artefatto, infatti, sono giunti fino a noi pochissimi esemplari e il sapere delle mani e del corpo che ne presiedeva la creazione e l’uso si è in larga parte disperso nel tempo, all’interno di una tradizione scenica che si presenta come interrotta (Filacanapa).

A partire dall’inizio del XX secolo, la maschera conosce una progressiva riabilitazione: dapprima come utopica idea, poi nella sua applicazione scenica, fino alla riscoperta delle tecniche di fabbricazione dell’oggetto stesso (Freixe). In questo processo ha avuto un ruolo fondamentale l’apporto della famiglia Sartori, cui sarà dedicata l’esposizione “Maschere. Collezione Sartori” presso il Museo delle Culture di Lugano.


Questo percorso di riscoperta coinvolge inoltre numerosi creatori e creatrici di maschere che, seguendo le orme dei Sartori, hanno contribuito alla rinascita della Commedia dell’Arte nel XX secolo e alla sua diffusione internazionale, continuando a nutrire l’immaginario di generazioni di artisti e di spettatori in tutto il mondo. La maschera di Commedia dell’Arte può essere oggi considerata uno straordinario catalizzatore di pratiche e domande di ricerca estremamente produttive nell’incrociare dinamiche inerenti alla conservazione e all’archivistica, alle narrazioni espositive, alle pedagogie del corpo e alle riattivazioni artistiche contemporanee. In questo senso, la sua capacità di dialogare con i linguaggi attuali – che includono forme di autorappresentazione digitale, filtri, avatar e identità multiple – conferma la vitalità di un oggetto che continua a interrogare i modi con cui costruiamo e negoziamo il nostro volto sociale.

In una prospettiva museale e archivistica, la maschera della Commedia dell’Arte si caratterizza come un oggetto che implica riflessioni stratificate e complesse. In tale ambito, bisogna considerarne le modalità di classificazione, conservazione, restauro, monitoraggio ed esposizione. La maschera fa parte di una costellazione di altri materiali (disegni, calchi, costumi e lazzi associati, descrizioni, ecc.) che fanno riferimento a un ecosistema artigianale, culturale e performativo. Da un punto di vista espositivo, una problematica fondamentale riguarda le articolazioni necessarie per presentare al pubblico un artefatto che non è una scultura indipendente, ma un oggetto che vive dell’incontro con il corpo di un attore o di un’attrice.

Dal punto di vista storico e culturale, la maschera è una componente imprescindibile per capire il fenomeno della Commedia dell’Arte, le tracce che questa ha lasciato e le sue differenti declinazioni. Essa si configura inoltre come un’interfaccia archetipica e simbolica tra individuo e collettività, che veicola memorie, codici e ruoli, inscrivendosi in genealogie iconografiche che vanno dal demoniaco e grottesco tardo-medievale, attraversando il panorama delle compagnie teatrali itineranti dell’epoca rinascimentale, per arrivare alle tipizzazioni sociopolitiche della scena moderna e contemporanea.

La maschera, elemento centrale della pratica teatrale dalle origini alle sperimentazioni di oggi, rappresenta nella Commedia dell’Arte non solo un oggetto scenico specifico, ma più in generale anche un luogo privilegiato per riflettere sui modi in cui il teatro, nelle sue crisi e trasformazioni, interroga la propria natura e le proprie ragioni d’essere. 

Questa funzione di soglia fra identità e ruolo, fra volto e figura, torna oggi con forza anche fuori dalla scena, in un’epoca in cui la costruzione dell’immagine personale – online e offline – assume forme tanto diverse quanto profondamente legate all’idea stessa di maschera.


In termini di pratiche e pedagogie teatrali, la maschera può essere intesa come una vera e propria tecnologia del corpo: un elemento che ridefinisce componenti fondamentali per lo stare in scena come postura, qualità del movimento, respirazione, ritmo e campo visivo. 

Rappresenta anche un nodo drammaturgico centrale: non si limita a rendere riconoscibile al pubblico un personaggio attraverso la sua apparenza esteriore, ma ne determina la logica interna, il dinamismo e la poetica, influenzando al contempo ogni aspetto della composizione di uno spettacolo.

 

Dalle sue origini a oggi, la maschera della Commedia è sempre stata un dispositivo in grado di far emergere le strutture fondamentali del gioco scenico, mantenendo aperto il dialogo necessario con l’improvvisazione e la variazione. 

Nelle scuole di teatro la maschera si pone inoltre come uno strumento prezioso per allenare presenza, ascolto, relazione, costruzione dello spazio e della dimensione corale. Ma la maschera è anche il frutto di una lunga tradizione di artigianato che deve confrontarsi con una sfida per lo meno duplice: creare un oggetto che resista nel tempo pur essendo pensato per un’arte effimera e prevedere già nel processo costruttivo la sua futura metamorfosi performativa, dove forma, funzione e movimento diventano inscindibili.


  • Organizzato dall’Accademia Teatro Dimitri e dalla Società Svizzera di Studi Teatrali, in collaborazione con il MUSEC - Museo delle Culture di Lugano e il laboratorio di ricerca Scènes du Monde dell’Université Paris 8, con il sostegno dell’Accademia Svizzera di Scienze Umane e Sociali, il convegno internazionale “Maschera e Commedia dell’Arte: dall’oggetto alle pratiche sceniche e ritorno” si configura come la prima tappa di un più ampio cantiere di ricerca internazionale dedicato agli usi e funzioni della maschera di Commedia dell’Arte che condurrà alla pubblicazione del terzo volume di un’antropologia storica della maschera scenica in Europa. 

  • Sarà anche l’occasione per assistere a uno spettacolo di Commedia dell’Arte e di Clownerie con studentesse e studenti dell’Accademia Teatro Dimitri, curato da Gianni Coluzzi ed Emmanuel Pouilly.

L’evento si propone di affrontare la complessità dello studio delle maschere della Commedia dell’Arte, articolando una pluralità di punti di vista e di interrogativi in una prospettiva interdisciplinare. Esso coinvolge infatti studiosi e professionisti che, a vario titolo, lavorano sulle maschere — nella loro dimensione materiale e immateriale — per costruirle, conservarle, classificarle, esporle, studiarle, interpretarle e utilizzarle efficacemente sulla scena. Il convegno internazionale cercherà in tal modo di connettere l’oggetto, il suo studio e le pratiche che lo vedono protagonista, interrogando come esso si trasformi e si rigeneri nei passaggi – nelle andate e ritorno – tra scena, accademia e museo.

  • Convegno internazionale, 21-23 ottobre 2026

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