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11 settembre 2026 – Recita Maschere -Presentazione aperta al pubblico

L'eredità pedagogica di Richard Weber


Per Richard Weber, la maschera è uno strumento attraverso cui l’artista impara contemporaneamente a osservare, costruire, immaginare, muoversi e raccontare.


Il percorso, semplificato, è questo:

Forma → immaginazione → personaggio → movimento → relazione con la maschera → azione → storia.


La maschera non nasconde semplicemente l'attore o l'attrice: lo costringe a diventare più chiaro, più preciso e più espressivo con tutto il corpo.



“Lo scopo di questa disciplina teatrale [...] è il raggiungimento della perfetta simbiosi espressiva fra attore e attrice e maschera.”



Modalità di lavoro in aula

Tutti i personaggi e le loro storie mostrate sul palco hanno cominciato a nascere ancora nell’atelier, durante la modellazione.


Il lavoro degli studenti e delle studentesse si sviluppa attraverso un processo pratico e progressivo. In una prima fase, preparano una scena e la interpretano, mettendo in gioco il proprio corpo, l'azione scenica e la relazione con la maschera. La performance viene quindi ripresa, in modo da poter essere successivamente osservata e analizzata.


La visione del risultato permette di riflettere sul lavoro svolto e di ricevere critiche e osservazioni, sia da parte del docente sia del gruppo. L'attenzione si concentra in particolare sulla leggibilità dell'azione, sulla sua intensità e sulla credibilità della simbiosi tra attore o attrice e maschera.


Sulla base delle osservazioni emerse, gli studenti e le studentesse sono invitati a correggere e, quando necessario, a ripetere il lavoro. Il principio didattico alla base dell'attività è infatti quello dell'apprendimento attraverso l'esperienza e la revisione: fare → osservare → correggere → rifare.


“Il momento in cui una forma diventa un essere vivente


Parlando di uno studente che aveva disegnato una maschera e l'aveva chiamata “Peppino”, Weber racconta che il giovane:


“non aveva davanti a sé solo un disegnino, ma vedeva un tipo vivo.”


E conclude che la forma della maschera può stimolare immediatamente l'immaginazione verso un carattere e una storia. Un’idea certamente molto poetica.


“La maschera deve servire al personaggio scenico e [...] l’espressione della sua fisionomia deve sottolineare ulteriormente la recita dell’attore.”


Per Weber, la maschera non è un semplice elemento decorativo, ma uno strumento che deve servire al personaggio e rendere più chiara ed espressiva l’azione dell’attore e dell’attrice. La maschera e chi la indossa si influenzano reciprocamente: non è soltanto l’attore o l’attrice a utilizzare la maschera, ma è anche la maschera stessa a suggerire movimenti, reazioni e caratteristiche del personaggio, fino a creare una vera simbiosi espressiva.


Un principio fondamentale del metodo Weber è la semplicità. Attraverso forme e linee essenziali, lo studente e la studentessa imparano a costruire una fisionomia leggibile, capace di stimolare l’immaginazione. È proprio dalla forma che può nascere un essere vivente: un volto modellato può suggerire immediatamente un nome, un carattere, una storia. Per questo la creazione della maschera e quella del personaggio sono strettamente legate: la storia può iniziare a nascere già nell’atelier, durante la modellazione.


“La maschera, per l’attore e l'attrice, è la sua fonte d’ispirazione.”


Anche la pedagogia segue questo principio. Si impara facendo: lo studente e la studentessa progettano, modellano e sperimentano, unendo tecnica, manualità e immaginazione. Si parte dagli elementi fondamentali del volto e si procede gradualmente verso una maggiore complessità. La tecnica, però, non deve limitare la fantasia, ma aprire nuove possibilità interpretative.


Un altro aspetto importante è il lavoro sul corpo. Attraverso camminate, posture, ritmi, pause e velocità di reazione, l’attore e l’attrice costruiscono il personaggio prima ancora di definirne la psicologia. I temperamenti vengono studiati come modalità di movimento e di reazione, non come giudizi morali.


In questo senso, per Weber, la maschera diventa uno strumento attraverso cui lo studente e la studentessa imparano contemporaneamente a osservare, costruire, immaginare, muoversi e raccontare. La maschera non nasconde l’attore o l’attrice: li obbliga a diventare più precisi, consapevoli ed espressivi con tutto il corpo.




🎭 Presentazione Maschere 🎭

Docente di maschere: Colette Roy

🗓️ Venerdì 11 settembre 2026

13:15 | 15:00

📍 Aula Grande, Accademia Teatro Dimitri, Verscio




Biografia


Richard Weber (Praga, 1932 – Locarno, 2017) è stato attore, pantomimo e pedagogo. Formatosi inizialmente come truccatore e costruttore di maschere, lavorò negli studi cinematografici Barrandov fino al 1958, sviluppando competenze che influenzeranno anche la sua futura attività didattica. Nello stesso anno fu tra i fondatori del Teatro sulla Balaustra di Praga, di cui fece parte dell’ensemble di pantomima fino al 1975, esibendosi con successo sui principali palcoscenici internazionali. Nel 1962 incontrò il clown Dimitri, con il quale instaurò una lunga amicizia e collaborazione artistica. Nel 1975 si trasferì in Ticino e, insieme a Dimitri e a Gunda Dimitri, fondò l’Accademia Teatro Dimitri, contribuendo in modo decisivo allo sviluppo del suo insegnamento e della pedagogia del teatro non parlato.



Convegno internazionale

🗓️ 21-23 ottobre 2026

📍 Accademia Teatro Dimitri, Verscio


 
 
 

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